L'Isola: La
particolarità di quest'isola così come per
Alicudi è lo stato di conservazione del tutto immutato
nell'ultimo secolo. Ciò è dovuto all'abbandono a
causa di emigrazioni, alle rotte ben lontane da queste isole, alla
posizione periferica rispetto alle altre isole, ai luoghi selvaggi e di
conseguenza la difficoltà nel raggiungerle le ha immunizzate
dagli effetti negativi degli insediamenti. Per questo motivo
è possibile comparare la struttura e l'aspetto della cultura
eoliana di un tempo e quella di oggi, modificata non poco
dall'intervento umano.
Gli
insediamenti urbani sono sempre composti da pochi nuclei che seguono
l'andamento del terreno e dell'ambiente. Le abitazioni si sviluppano
attorno al "bagghiu" (asse del terrazzo), delimitato da "bisuole"
(sedili in cemento o muratura) con delle "pulere" (colonne) che
sorreggono un grazioso pergolato. Di solito l'abitazione è
composta da tre o quattro vani che non comunicano tra loro dalla parte
interna ma dal terrazzo che diviene la parte più vissuta
della casa. Si trovano molto spesso abitazioni a due piani, e quello
superiore è collegato all'altro mediante il terrazzo da una
scala esterna, in questo caso il piano superiore diventa abitazione e
quello inferiore magazzino, stalla o forno. I bagni sono disposti ai
lati esterni del terrazzo.
L'ambiente
di quest'isola ha condizionato fortemente le caratteristiche
architettonica della stessa, ad esempio la sismicità ha
consigliato la compattezza delle superfici murarie, la violenza dei
venti la compattezza della struttura totale, l'assenza di sorgenti e di
un sistema di distribuzione delle acque ha dato vita ai tetti a
terrazzo (astricu) per raccogliere le acque piovane in una cisterna
posta accanto alle abitazioni. I materiali di costruzione sono tipici
vulcanici anche per motivi legati alla solidità stessa dei
nuclei abitativi e la presenza di elementi partenopei è
dovuta agli intensi scambi commerciali passati con la Campania. Un
altro elemento caratterizzante delle isole di Alicudi e Filicudi
è la "pagghiara", arcaica costruzione per il ricovero del
bestiame, tali strutture confermano la passata tendenza delle stesse
isole al pascolo.
Filicudi
vista dall'alto ha una forma ellittica che si allunga ad una
estremità con Capo Graziano. L'isole stessa non è
altro che la parte superiore di una complessa struttura di tipo
vulcanico sommersa. A partire dal Pleistocene si sono formati molti
centri eruttivi e similari, adesso si possono distinguere sei diverse
strutture vulcaniche: dal filo di Sciacca a Zucco Grande, Fossa delle
Felci e Monte Terrione, la Montagnola e infine Capo Graziano. Oggi non
vi sono più segni di attività vulcanica
secondaria anche se a fine secolo scorso veniva segnalata una sorgente
d'acqua calda non più identificata.
Vi
sono poi numerosi scogli emergenti a circa un chilometro dalla costa
notevolmente erosi dal mare, la Canna, Montenassari e lo Scoglietto. Le
coste si presentano a picco sul mare e abbastanza ostili e selvagge e
di singolare fascino. Predomina anche qui la macchia mediterranea che
si è imposta anche su quei terreni che un tempo erano stati
coltivati, ma non mancano vicino alle case abitate altri tipi di piante
quali: pino, ibiscus e bouganvillea. Ma l'attrattiva principale
è il mare incontaminato e ricco di flora e fauna
nonchè di scorci altamente suggestivi. I segni dei primi
insediamenti umani sull'isola sono testimoniati dal ritrovamento di
alcune ceramiche neolitiche sulla Montagnola di Capo Graziano risalenti
al 3000 a.C. circa. In seguito sono stati più generosi i
lasciti, come nell'età del Bronzo: nasce un villaggio nella
parte a Sud del Piano del Porto, esattamente in
contrada Filo Braccio, in direzione della casa Lopez ormai distrutta,
quest'ultima in posizione strategicamente difensiva. Il villaggio
è venuto alla luce solo in parte e infatti gli scavi sono
stati effettuati solo su alcune capanne riedificate più
volte. Si deduce poi che, vista la necessità difensiva,
l'abitato si sposta in una zona ben protetta.
Il
villaggio adesso si trova su una zona pianeggiante e si espande lungo
le pendici della Montagnola di Capo Graziano. Sono state riportate alla
luce circa quindici capanne ovoidali, più piccole di quelle
di Piano del Porto e si sviluppano in un solo vano, oltre ad essere
costruite con tecniche più accurate. La costruzione si
trovava al di sotto del livello del terreno in modo che dal mare
fossero visibili solo i tetti di paglia. Assieme alle capanne sono
stati ritrovati frammenti di ceramica decorata e una necropoli. Le
tombe collettive adoperate in quel periodo in tutta la Sicilia
all'interno delle grotte non potendole realizzare allo stesso modo
venivano incassate nel terreno. Si pensa che una distruzione abbia
posto fine alla vita nel villaggio e abbia lasciato l'isola disabitata
per un buon periodo. Dal mare sono state recuperate da alcune navi
affondate presso Capo Graziano alcune anforette, cannoni in bronzo e
altri reperti tutti custoditi presso il museo di Lipari
I nuclei attualmente abitati soni: Filicudi Porto, Rocca di Ciàuli, Val di Chiesa e Pecorini.
Nonostante
esista una rotabile che collega Filicudi Porto con Val di Chiesa e
Pecorini a Mare, è molto più bello spostarsi
seguendo le vecchie mulattiere. Una di esse inizia a pochi metri
dall'attracco di Filicudi Porto e si arrampica sul M. Guardia,
affacciandosi sulla baia di Filicudi delimitata da Capo Graziano e
dall'arcipelago. Camminando si raggiunge la Rocca di Cìauli,
poi una cappelletta, quindi si può deviare per andare sulla
parte alta di Rocca di Cìauli o proseguire per Contrada
Liscio affiancando il M.Terrione e giungere a val di Chiesa.
Attraversato il grazioso abitato ci si ritrova alla chiesetta di
S.Stefano. Dal paesino si possono raggiungere altre mete: M.Fossa delle
Felci e le Case dello Zucco Grande, quest'ultimo anche centro abitato,
molto piccolo e immerso nella vegetazione mediterranea. Dalla chiesa si
può arrivare alla rotabile e percorrerla fino alla fine,
ritrovandosi in una piazzetta, da qui si può scendere
attraverso un sentiero fino a Pecorini. Giunti alla chiesetta di
S.Giuseppe, seguendo la stradina che le passa accanto si arriva a
Pecorini a Mare. A Capo Graziano si può ammirare il
villaggio preistorico, per raggiungerlo da Filicudi Porto bisogna
seguire la strada che passa attraverso le case, seguire la spiaggia e
poi salire per un angusto sentiero. Da qui la vista sulla costa e sul
Piano del Porto. Il villaggio si può raggiungere anche da
Pecorini a Mare andando in direzione Filicudi Porto e giunti alle
pendici del M.Guardia si può salire attraverso un ripido
sentiero, da questo stesso deviando si possono visitare gli scavi del
villaggio di Filo di Braccio.
L'Isola da Terra:
Da Pecorini a mare si dirama un sentiero che porta alla penisola di
Capo Graziano. Sul Piano del Porto è situato un villaggio
preistorico dove sono stati riportati alla luce importanti ritrovamenti
archeologici risalenti all'età del bronzo.
Un altro più ampio abitato, probabilmente successivo al
precedente, si estende sull'altura della Montagnola. Esso è
costituito da una ventina di capanne di forma ovale, situate su una
terrazza, nelle quali sono state ritrovate numerose ceramiche indigene
e micenee, ora conservate nel museo di Lipari.
Il villaggio ha probabilmente cessato di esistere in seguito ad una
distruzione violenta nel corso del XIII sec. a.C. Sulle scoscese
pendici della Montagnola vi erano (entro anfratti naturali) alcune
sepolture. Sulla vetta dei Montagnoli di Pecorini, sulla costa sud
dell'Isola, si osserva un grande masso con iscrizione greca.
Per ammirare uno stupendo panorama sull'arcipelago, vale la pena
arrampicarsi sulla Fossa delle Felci, la cui vetta è
raggiungibile da Valle Chiesa, seguendo alcuni sentieri che si
inerpicano sul monte.
L'Isola dal Mare: Il
periplo dell'isola in barca ne esalta la vera natura selvaggia. Le
coste di Filicudi presentano bellezze non comuni: declivi formati da
terrazze rivestite di ginestre, strette valli, dirupate scogliere e
profonde grotte.
Di
grande effetto è la visita alla Grotta del Bue Marino, posta
nelle vicinanze di Punta Perciato. All' interno della grotta i giochi
di luce e il rumore del mare sembrano imitare il muggito del bue,
producendo effetti suggestivi.
Poco
lontano, tra le acque azzurre e trasparenti, si erge lo Scoglio della
Canna (85 m. di altezza), molto amato dai subacquei per la pesca del
corallo, delle spugne e delle aragoste. A nord si ammira la
spettacolare Punta di Zucco Grande, con i suoi dieci strati di lava.
Il
versante est è meno aspro, avvantaggiato dal digradare del
pendio. Tra gli scorci panoramici vari e suggestivi segnaliamo la Punta
del Perciato, che ha una serie di scanalature naturali che formano
archi di rocce e i massi giganteschi delle Rupi della Sciara: ripide
rocce verticali a strapiombo