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Pantelleria e il gusto dei capperi
L'isola al centro del canale di Sicilia è una 'miniera' di sapori e di
odori unici
Al-Quasayra, cioè “la
piccola”, oppure Bent-el-Riah, “l’isola del vento”. Così gli Arabi chiamano
ancora Pantelleria, la splendida isola di origine vulcanica posta nel mezzo
del canale di Sicilia, a soli trentasette miglia marine dalla costa
tunisina. La piccola isola, infatti, è tormentata da un vento costante, che
muta facilmente direzione.
Ma nonostante il vento, i
panteschi –questo il nome degli abitanti dell’isola, che sono circa
settemila– l’hanno trasformata in un giardino circondato dal mare, dove le
palme si mischiano a limoni e a bassi ulivi, con i terrazzamenti, tra cisto,
lentischio e capperi, coltivati a vigneti di zibibbo, l’altra specialità,
insieme ai capperi, di Pantelleria, dove però si producono anche un
raffinato passito e un profumato moscato.
Colori che contrastano con la pietra nera dei muri a secco e le cupole
bianche dei “dammusi”, le tipiche case a volta isolane, con il tetto
incurvato che un tempo assicurava le provviste idriche in quanto
raccoglievano l’acqua piovana, ed edificate verso l’interno, nascoste tra la
vegetazione per sfuggire alla vista dei pirati.
Un mondo a parte, che conserva intatto il suo fascino e la sua storia, e
dove tutti i dominatori, dai fenici ai romani, dai bizantini agli arabi,
hanno portato un poco della loro cultura che i panteschi hanno appreso con
cura per vincere le difficoltà e rendere ogni pezzo di terra coltivabile e
continuare a vivere nella loro isola. E poi c’è il mare, turchese e blu
intenso, limpidissimo, popolato di gorgonie bianche e rosse, ricco di pesci.
Un vero paradiso per i sub. Che nasconde anche incredibili tesori
archeologici, relitti di nave romane e arabe, vicino a Cala Gadir o al
porticciolo di Scauri.
Da non perdere
Il centro del paese, Pantelleria, addossato alle pendici del Monte Sant’Elmo,
con il piccolo porto dominato da una roccaforte medievale. A sei chilometri
dal paese, si trova il “Bagno dell’Acqua”, un piccolo lago costiero
all’interno di un cratere spento alimentato da correnti sotterranee che ne
scaldano l’acqua. Da non perdere, poi, le vestigia dell’antica Mursia, un
insediamento preistorico che sorge a tre chilometri dal paese, sulle “cuddie
rosse”, cioè i crateri spenti che numerosi si trovano sull’isola. Vicino, si
trovano dei singolari monumenti funerari a forma di cupola.
L’altro grosso centro abitato è quello di Scauri, distante undici chilometri
da Pantelleria e collegato da una carrozzabile, dove si trova l’altro
piccolo porto dell’isola. Il periplo dell’isola, poi, consente di ammirare
splendidi panorami sul mare.
I capperi di Pantelleria
Per gli abitanti dell’isola i capperi rappresentano un vero e proprio
“culto”, e secondo antiche tradizioni con essi preparano vere e proprie
raffinatezze culinarie dai sapori eccezionali. I capperi che crescono in
quest’isola appartengono a due delle varietà più pregiate delle 150 di
questo arbusto perenne delle Capparidacee: la capparis spinosa e la capperis
rupestre, i cui boccioli fiorali costituiscono i capperi.
Dal tronco nodoso della pianta, che cresce spontanea o coltivata, non più
alto di ottanta centimetri, i tralci si irradiano fino a due metri adagiati
sul terreno. Dai tralci spuntano numerosissimi i boccioli, che poi, salati,
assumono il nome di capperi. La loro raccolta va dal mese di maggio a metà
agosto. Negli antichi dammusi il prodotto è selezionato a seconda la qualità
e la dimensione.
Fatti riposare per qualche giorno dopo la raccolta, vengono “curati” con
sale marino grosso, per far perdere loro l’aspro umore amaro, in grandi tini
di legno, dove vengono “battuti”, cioè rimescolati, ogni giorno per la prima
settimana e poi a intervalli più lunghi. Il miglior modo di conservarli è di
metterli in contenitori di vetro a chiusura ermetica, con una abbondante
quantità di sale marino che serve a mantenere la loro umidità.
I capperi di Pantelleria si caratterizzano per il loro sapore corposo con
sentore di ulivo e ginestra.
In cucina
Tra i diversi piatti tipici dell’isola, molti a base di pesce, come il cous
cous, ricordiamo i ravioli amari, ripieni di ricotta e di foglie di menta, e
la “sciakisciuka”, la caponata calda di verdure. Con i capperi, gli isolani
preparano una squisita frittura di capperi e patate, o gustose insalate
insieme a pomodori e basilico, oppure delle salse, con nepitella e mandorle
e pecorino, per condire la pasta.
La
Ricetta
Salsa di capperi e nepitella:
Prendete 120 gr. di capperoni, due abbondanti manciate di foglie fresche di
nepitella, 2 spicchi d’aglio, un ciuffo di prezzemolo, 6 pomodorini
ciliegini, e dopo aver sciacquato i capperi in acqua tiepida, tagliuzzate
tutti gli ingredienti. Soffriggete il tutto a fuoco moderato in abbondante
olio d’oliva e aggiungete poi un bicchiere d’acqua tiepida. Aggiustate di
sale e fate cuocere fino a quando il composto non sarà ristretto e con il
quale condirete gli spaghetti che nel frattempo avrete fatto cuocere.
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