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Doni per bambini o opere d'arte?
I Pupaccena in mostra a Caltanissetta


Un principe arabo caduto in miseria li offrì agli ospiti in mancanza di cibi più elaborati? Offerte ai defunti derivanti da antichi culti pagani? Le origini di questo dolce, per quanto semplice nella forma e negli ingredienti, sono difficili da rintracciare. Intanto, nella città nissena ne saranno esposte circa dodici, realizzate da studenti dell'Accademia di belle arti di Torino, in collaborazione con i pasticceri palermitani Rosciglione

 Una bella donna vestita di merletto, dalle labbra rosse. È questa una delle tradizionali “pupaccena” (o “pupi ri zuccaru”) che, secondo la tradizione esclusivamente palermitana, i genitori regalavano ai bambini per la festa dei morti, insieme ai giocattoli, dicendo loro che erano stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti. Le statuette cave, fatte interamente di zucchero bianco, indurite e dipinte con colori leggeri, raffiguravano personaggi della tradizione palermitana, come i paladini (nella foto di Melo Minnella a sinistra), o ballerini e figure del mondo infantile.

Vengono chiamati “pupi a cena” o “pupaccena”, per una leggenda che narra di un nobile arabo caduto in miseria, che li offrì ai suoi ospiti per sopperire alla mancanza di cibo prelibato, ma il significato dei dolci antropomorfi affonda le sue radici in antichi culti pagani: rappresentavano un’offerta simbolica alle anime dei defunti in maniera che, cibandosi di essi, è come se ci si fosse cibati dei trapassati stessi.

Gli ingredienti
sono zucchero e colori vegetali, ma ovviamente servono anche degli stampi. Bisogna fare sciogliere lo zucchero in un pentolino a fuoco basso, stando attenti a non farlo imbrunire; versare lo zucchero nelle forme scelte e farlo cristallizzare. Infine, colorare con i colori vegetali.

Farli a casa non è difficile, ma c’è chi della creazione di questi dolci ha fatto un’arte. Le pupe di zucchero plasmate dagli allievi del corso di Plastica ornamentale dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, in collaborazione con i pasticceri palermitani Rosciglione, saranno mostrate nelle sale espositive della galleria di Palazzo del Carmine a Caltanissetta fino al 6 novembre, in occasione dell'evento "S-Culture di zucchero". Gli studenti hanno liberamente interpretato la secolare tradizione siciliana, creando una dozzina di prototipi in argilla e realizzandone gli stampi in gomma e gesso. Questi ultimi sono stati portati nel laboratorio dei pasticceri palermitani Rosciglione i quali, utilizzando la tradizionale tecnica dello zucchero colato, ne hanno riprodotto gli esemplari in zucchero bianco. Alcuni studenti dell’Accademia giungeranno a Caltanissetta per decorare le sculture con i colori per alimenti nei giorni di svolgimento della mostra.

Nelle sale si potranno ammirare anche gli antichi strumenti di lavoro (“u canali”, “a pignata” di rame, palette di legno, merletti e stampi in gesso dei primi “pupaccena”), appartenuti allo storico maestro pasticcere nisseno Ristucca. Alle pareti verranno appesi inoltre una quarantina di pannelli fotografici con le immagini delle sculture di zucchero realizzate nelle precedenti edizioni da artisti italiani e stranieri. In una delle tre sale espositive si potrà, infine, assistere a una videoproiezione che racconta le diverse fasi di realizzazione delle sculture di zucchero.
 

 

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