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Alberto Sughi, un grande interprete della solitudine dell’uomo
Palazzo Sant’Elia Palermo fino al 2 Agosto 2009

 

Le sue prime opere le vidi a Palermo alla galleria/libreria Il Cavallotto. Fu una sorta di amore a prima vista. E dire che di opere di artisti, per certi versi importanti, ce ne erano tante in quell’occasione (Schifano, Mirò, Attardi, Angeli, Villoresi, Stradone, etc.), eppure la mia attenzione si posò sul un'opera di Alberto Sughi, un olio su tela non particolarmente grande la cui figura non mi avrebbe lasciato più. Era una di quelle opere che, nella sua più profonda solitudine, aveva qualcosa che mi apparteneva. Spesso, in interminabili discussioni con amici o, molto spesso, con i moderni Solone dell’arte contemporanea che, presi dall’imperversante moda dell’informale, consideravano la pittura figurativa qualcosa da abiurare, da condannare senza appello e guai a contraddirli (erano gli anni del trionfo di Fontana, di Vedova, di Burri, della pop art e soprattutto gli albori dell’arte concettuale), capitava che ad un qualsiasi accenno ad una contemporaneità diversa, il minimo che ti potevano dire era che non ne capivi niente, che non eri al passo con i tempi, che eri out. Per fortuna le cose non sono andate proprio così e oggi Alberto Sughi con la sua presenza testimonia la sua grande forza e personalità imponendosi con le sue opere alla stessa stregua di Lucien Freud. Anche coloro i quali scrivono dell’artista in questa mostra hanno di che farsi perdonare per il loro passato silenzio su questo maestro del Novecento. Io personalmente ci ho sempre creduto fin dal primo momento e successivamente quando ebbi la fortuna di incontrarlo a Roma nel suo studio di via Del Circo Massimo. Mi colpì particolarmente l’opera “La morte del padre” che aveva lì esposta. L’ho ritrovata a Palermo a distanza di circa venticinque anni e l’emozione che mi dà quell’opera è ancora molto forte. È evidente come questo artista abbia saputo entrare nell’intimo degli uomini scavando nei loro sentimenti, nei loro silenzi, nei loro rapporti interpersonali, affrontando le loro solitudini, agendo attraverso quello che più gli è congeniale: il pennello e certamente anche la parola. Questa mostra antologica esposta al Palazzo Sant’Elia di Palermo celebra gli ottanta anni dell’artista che ha saputo dare, fuori dalle mode che in questo secondo Novecento hanno imperversato in tutta l’Europa e oltre, una dimensione alla pittura di qualità dai forti contenuti emozionali. Ha saputo vedere là dove critici e artisti non hanno saputo vedere forse perché avevano accettato troppo presto di “subire” il flusso innovativo e modaiolo del momento.

 

Nelle sue opere (quelle in particolare provenienti dalle collezioni pubbliche e private del centro nord) avvertiamo una “qualità” certamente superiore. È lì che sono le opere migliori quelle in cui l’artista ha profuso una energia, una intensità e un trasporto diverso, peraltro rilevabile dalla lettura della mostra che è un crescendo di emozioni affidate dall’artista a opere come: I miti sul muro del 1958, Cinema del 1959, Uomini al bar del 1960 (lavoro questo in cui l’artista affronta il tema della realtà che si presenta sulla scena notturna di quei tempi riprendendo per certi versi una materia cara a Edward Hopper già negli anni Quaranta), tutto o quasi il ciclo dedicato a La cena del 1976, La morte del padre del 1981 (dal ciclo la famiglia), Teatro d’Italia del 1983/84. Certamente una grande e importante mostra che se epurata di alcune opere di collezioni palermitane presenti a Palazzo Sant’Elia, perché ininfluenti rispetto alla capacità penetrativa delle mostra nel suo complesso, quando verrà esposta a Londra dal 9 Agosto 2009 potrà far competere Sughi, come è giusto che sia, con i massimi esponenti del Novecento europeo.

La “cultura” ufficiale forse sta ridisegnando una mappa più ragionata e obiettiva rispetto ad un passato relativamente all’arte contemporanea italiana, ma noi eravamo già certi di essere dalla parte della ragione.

La mostra antologica di Alberto Sughi a Palazzo Sant’Elia Via Maqueda 81 Palermo, sarà esposta fino al 2 agosto 2009 con orario dalle 10.00 alle 19.00 tutti i giorni escluso il lunedì. Testi in catalogo di Maurizio Calvesi (Dove va l’uomo) e di Francesco Gallo (Metafisica del quotidiano) ed. Skira € 25.00.

 

 

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