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Offerte Vacanze Eolie Panarea Sicilia

 Le Vacanze a Panarea un'isola per gli amanti della natura e del mare

Isole Eolie / Vacanze a Panarea


L'Isola: Panarea, l’antica Euònymos (che sta a sinistra ma anche infausta), è la più piccola delle Eolie (3.4 km quadrati). Il geografo Ravennate la chiama Pagnaria dalla dubbia etimologia (la maledetta, priva di ruscelli, sottile, tutta fori, spugnosa), nome dal quale discende l’odierna denominazione. È l’isola meno elevata delle Lipari (punta del Corvo, la maggiore elevazione, raggiunge i 421 m), e con Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera, i Panarelli e le Formiche forma un piccolo arcipelago, posto, a metà circa tra Lipari e Stromboli, su un unico, ampio basamento sottomarino.
La mancata rilevazione, in seguito ad accurati rilievi batimetrici, dell’orlo di un ipotetico recinto calderico dentro al quale collocare le isole più piccole, e l’accostamento, attraverso indagini petrochimiche, della minore età delle stesse isolette rispetto a Panarea, hanno permesso di abbandonare la vecchia ipotesi dell’esistenza di una grande caldera nella quale si sia impiantato l’edificio vulcanico che costituisce l’isola maggiore, stabilendo con certezza che Panarea e i suoi isolotti altro non sono che fenomeni eruttivi isolati di un unico bacino magmatico quasi del tutto sommerso.
Quella che oggi vediamo è soltanto la parte orientale e meridionale dell’isola originaria, dalle coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e con un’orografia che mostra vaste zone pianeggianti, mentre la parte occidentale e settentrionale è riconoscibile per le coste molto alte e fortemente inclinate, effetto e testimonianza di sprofondamenti causati da fenomeni tettonici e vulcano-tettonici, che hanno distrutto parte dell’isola. L’odierna Panarea è composta dai resti di uno strato-vulcano di medie dimensioni, sul quale si sono dispostiti, successivamente, numerosi piccoli centri eruttivi secondari, e dai residui di più o meno ampie cupole di ristagno, parzialmente smantellate da sprofondamenti e dal processo d’erosione del mare, che formano gli isolotti posti a est dell’isola. Il condotto principale dell’edificio vulcanico, non più identificabile, si può localizzare approssimativamente nel tratto di mare compreso tra lo scoglio la Nave e lo scoglio Cacatu. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (cala Bianca), sono ben visibili i resti di un condotto secondario dalla forma di grosso imbuto, completato da brecce eruttive e ricoperto da una spessa coltre lavica. Sulla spiaggia della Calcara sono visibili delle fumarole che segnano l’ultima traccia di attività vulcanica secondaria, con una temperatura che raggiunge anche i 100° C; altre fumarole sono evidenti, con il mare in "bonaccia", tra gli isolotti di Bottaro e Lisca Bianca, fenomeno che gli isolani chiamano "caldaia". Non sono più identificabili le sorgenti termali segnalate sulle carte poco a nord della punta Peppemaria, nei pressi della banchina d’attracco delle navi di linea.
Dal punto di vista geologico Panarea è la più secolare delle isole Eolie: secondo un’attuale datazione, basata sui terrazzi lasciati dalle trasgressioni marine, quella di contrada Palisi (80-110 m s.l.m.), nella parte NE dell’isola, è riferibile al Siciliano (Pleistocene).
L’isola venne abitata fin dal Neolitico superiore; lo testimoniano i ritrovamenti del giacimento della Calcara, con un livello della prima età del Bronzo e tracce di un’assidua frequentazione per più di due millenni, fino all’età imperiale romana (l’accesso poco agevole e l’angustia del luogo ne lasciano presupporre una meta per il culto di qualche divinità, forse di quella che governava le forze endogene della natura, Efesto presso i Greci, Vulcano presso i Romani); quelli della stazione di piano Quartara (che dà il nome alla facies culturale che prosperò negli ultimi secoli del terzo millennio), e i rinvenimenti di punta Peppemaria (prima età del Bronzo) e di Drauto. Sul promontorio di punta Milazzese è stato scoperto un sito-tipo della media età del Bronzo, che dà il nome alla cultura eoliana di quel periodo. Il villaggio è formato da 23 capanne di struttura ovale, esclusa una rettangolare, alcune con un recinto quadrangolare, tutte riunite sulla sommità pianeggiante del piccolo promontorio. Alcune di queste capanne presentavano una parziale pavimentazione in pietra, e lastre litiche che servivano da sedile, tavoli, macine e mortai costituivano i pochi arredi. L’ubicazione del villaggio era stata senz’altro scelta perchè facilmente difendibile, essendo inaccessibili dal mare le verticali pareti. Ricerche di archeologia sottomarina hanno restituito reperti di epoca romana tratti da tre relitti di navi naufragate sugli insidiosi scogli delle Formiche. L’intero materiale proveniente dagli scavi e dai recuperi sottomarini è esposto presso il museo di Lipari.
L’ammirevole paesaggio è reso più suggestivo dalla vegetazione mediterranea che signoreggia incontrastata in tutte le sue varietà, arricchita, in prossimità delle case, da molte specie vegetali d’importazione. È da rilevare la presenza di alcune coppie di falchi della regina e di numerosi gabbiani reali, che nidificano sulle inaccessibili pareti delle coste occidentali. Ma dove la natura prorompe con straordinaria varietà di specie animali e vegetali è nel mare intorno.
L’abitato si concentra in tre frazioni: San Pietro, Ditella e Drauto. Quello che sembrava un buon esempio di conservazione del territorio mostra oggi ampie incongruenze. Gli insediamenti turistici residenziali hanno deturpato il carattere originario dei luoghi, mentre gremite e nuove costruzioni assediano ormai da tempo quanto con cura sapiente era stato recuperato e conservato.
Lo scalo per l’approdo delle navi e degli aliscafi di linea è a San Pietro, poco a nord della punta Peppemaria. Sbarcati, si è accolti da un’atmosfera soave; una stradina conduce al centro abitato tra la floridezza di ibiscus, bouganvillee, gerani, roseti; resta occultata dall’esuberanza della vegetazione spontanea e delle colture l’origine vulcanica dell’isola, che si rivela solo in pochi luoghi: alla Calcara con le fumarole, nelle rocce colonnari di Basiluzzo e in quelle a prismi della cala di Junco, e nelle ripide pareti della costa occidentale
 
In giro per l'Isola: Itinerari;
Dal Porto a Cala di Junco: Salendo dal porto a sinistra si giunge a San Pietro. Si prosegue e passando dietro l'omonima chiesetta, si prosegue per Drauto. La vista è stupenda, dominati dal timpone del Torrione si possono osservare gli isolotti e gli scogli di Panarea. Giunti a Drauto si scende alla caletta degli Zimmari, si percorre un breve tratto lungo il mare si trovano dei gradini che portano al villaggio preistorico. Da qui si può scendere a cala di Junco, pittoresca spiaggia racchiusa tra pareti formatesi da lava incandescente
 
Ditella, La Calcara e C.da Palisi: Si sale da San Pietro passando tra le tipiche case ricche di fiori di ditella e si passa accanto alla vecchia casa dell'Assunta; arrivati alla centrale elettrica si prende una stradina a sinistra che passando attraverso la vegetazione florida e un pò selvaggia giunge al piano della Calcara da cui si può scorgere in basso la conca con le fumarole. Vi è infatti un ripido sentiero che da qui scende fino ai vulcani. Nella parte orientale della conca sono stati fatti degli scavi che hanno restituito vari reperti risalenti all'età del Bronzo fino all'età imperiale romana. Ritornando sulla stradina si può salire alla contrada Palisi (170 mt.) da cui si gode uno splendido panorama della costa a picco sul mare dello scoglio della Nave. Si può effettuare questo giro in meno di un'ora.
 
Punta del Corvo:Questo itinerario parte da Drauto e si sale per la Contrada Castello passando attraverso la tipica macchia mediterranea, finito il sentiero si va passando sui terrazzi fino alla cima. Da qui la vista sulle altre isole, sugli scogli di Panarea e sull'altra costa di Panarea ha dell'irreale. Su questa vetta sono stati ritrovati vari frammenti di ceramiche e di marmi che lasciano suppore che la vetta stessa sia stata anticamente luogo di culto. Riscendendo si può anche passare dal Castello di Salvamento e dalla Contrada Palisi giungendo alla stradina che da Calcara conduce a Ditella, oppure scegliere un sentiero alternativo che scende direttamente a Ditella

L'Isola da Terra: Di fronte al porticciolo inizia la borgata di S.Pietro, costituita da una miriade di casette bianche. Da S.Pietro, seguendo la strada verso sud, si raggiunge Drauto.

Qui inizia un sentiero che porta al piccolo promontorio di Capo Milazzese dove giace il villaggio preistorico dell'età del bronzo (XI-XII a.C.). Esso è situato in località Cala Junco, meravigliosa insenatura chiusa fra pareti rocciose. Salendo da Drauto per la contrada Castello, si può raggiungere il Timpone del Corvo, la vetta più alta dell'isola. Con i suoi 421 metri offre la visione di uno splendido panorama punteggiato dai vicini scogli, con lo Stromboli in lontananza.

Partendo da S. Pietro verso nord si giunge a Ditella, dalla quale inizia un sentiero che porta alla spiaggia della Calcara, nota per le sue innocue fumarole.

Vicino a S. Pietro, dietro Punta Peppe e Maria, c'è una benefica sorgente termale di acqua calda (50°), che viene utilizzata dagli isolani a scopo terapeutico per la cura delle forme reumatiche.

L'Isola dal Mare: Con il periplo dell'isola si possono ammirare le coste rocciose di Panarea, che sono tra le più impressionanti delle Eolie.

Lungo gli 8 km. di riviera, infatti, è tutto un movimentato susseguirsi di terrazzi marini, di solenni fessurazioni colonnari e di ventagli di lava solidificata verso l'alto. Fra le tappe più importanti c'è quella nella esclusiva Baia di Cala Junco, estrema punta meridionale di Panarea.
Una volta effettuato il giro dell'isola ci si può dirigere verso gli isolotti e gli scogli vicini: in particolare, verso le antiche vestigia romane di Basiluzzo e di Spinazzola e quindi verso gli altri scogli. Poco lontano da Basiluzzo si può osservare, nel fondo marino, un grandioso rudere di età romana:una manciata di rocce nere, rosse e giallastre punteggiano il mare color cobalto.

Lisca Bianca, con piccole fumarole sottomarine, Bottaro, Lisca Nera e Dattilo dalla forma piramidale. A nord di Dattilo affiorano i cinque Panarelli e le Formiche, le cui acque sono meta degli appassionati di pesca subacquea.

Le Notti di Panarea:A Panarea ci si ritrova per un aperitivo prima di cena al Lisca Bianca e, verso mezzanotte, alla discoteca dell' Hotel Raya. E' all' aperto e si balla su una terrazza prospicente la scogliera. Quando anche la discoteca chiude, i nottambuli salutano l' alba al ritrovo Naif gustando i rinomati cornetti caldi alla nutella, famosi per la loro bontà in tutto l' arcipelago


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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