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Ragusa
Citta'
della Sicilia sud-orientale, sulle pendici dei monti Iblei, e capoluogo
della provincia omonima, Ragusa sebbene esclusa dai comuni percorsi
turistici, vanta un ricchissimo partrimonio artistico. Il clima e'
mediterraneo, con estati calde e asciutte e inverni miti e piovosi.
Tutta la Sicilia e' una zona sismica
esposta alle tensioni sotterranee fra i continenti africano ed europeo ma
iblea e' uno dei punti piu' colpiti dai terremoti. Quello devastante e'
stato nel 1693 che rase al suolo Ragusa.
La ricostruzione del centro
urbanistico avvenne tra il settecento e l'ottocento donando ad Ibla un
aspetto sempre piu' armonioso e architettonico, ricco di chiese e palazzi
barocchi.
Il centro nuovo meno ricco di
monumenti, si dispone su un reticolato di tipo moderno, con vie larghe.
Ragusa Ibla e' sorta sulle fondamenta dell'antica Hybla Heraea, che fu
fondata dai Siculi, dei quali sono ancora visibili i loculi nella valle
del Gonfalone. Alcuni secoli piu' tardi subi' l'invasione dei Greci, di
cui assimilo' usi e costumi. Di questo periodo non e' rimasto piu' nulla,
solo necropoli, tombe scavate nella terra.
Hybla Heraea conservo' la sua indipendenza
fino a quando all'arrivo dei Romani, la Sicilia perse l'indipendenza e
divenne provincia romana.
A seguito del frazionamento dell'impero romano in Impero d'Oriente e
Impero d'Occidente, la citta' passo' per circa cinque secoli sotto la
dominazione bizantina.
Nell'848 gli Arabi ritornarono e questa volta
occuparono la citta' a cui iposero duri patti di sottomissione. Nel corso
della loro occupazione, gli Arabi migliorarono non solo l'agricoltura ma
incrementarono i commerci e le industrie.
A loro seguirono i Normanni che, scesi in Sicilia nel 1060, completarono
in trent'anni la conquista dell'intera isola e Ragusa fu assegnata a
Goffredo figlio di Ruggero I.
Al periodo della dominazione sveva segui'
quella francese con Carlo D'Angio che duro' poco perche' il suo malgoverno
scateno' la rivolta dei siciliani.
Uno degli avvenimenti piu' ricchi di sviluppo per la citta' fu quello
della concessione delle terre in enfiteusi. Si trattava di un contratto
agrario che assicurava al titolare il godimento di un fondo con l'obbligo
di migliorarlo dietro pagamento di un canone annuo in natura o in denaro.
Con gli Angioini inizio' un periodo di
decadenza per l'intera isola, dopo vent'anni di malgoverno si sviluppo'
uno spirito antifrancese che prese il nome di Vespri Siciliani.
Nel 1415 l'isola venne inclusa nel Regno d'Aragona sotto il controllo di
Giovanni figlio di Ferdinando di Castiglia.
Nel 1713 la Sicilia passo' ad Amedeo di
Savoia.
Dal 1735 i Borboni di spagna dominarono la Sicilia fino all'unificazione
d'Italia.
La
visita della città può cominciare con la visita della Basilica di
San Giorgio esempio imponente di barocco
siciliano.
Ultimata
nel 1775 su disegno di Rosario Gagliardi, presenta una elaborata facciata
divisa in tre parti da fasci di colonne e motivi decorativi tipici
dell'epoca. La parte centrale, stretta e lunga, è conclusa da una cupola
ottocentesca alta più di 40 metri e sorretta da 16 colonne binate.
Nonostante i diversi elementi architettonici appartengano a epoche diverse
- la scalinata e la cupola sono posteriori alla chiesa - l'insieme risulta
straordinariamente armonioso. All'interno, nella navata centrale, troviamo
13 vetrate istoriate rappresentanti i martiri di S. Giorgio, dipinti di
Vito D'Anna e, in Sacrestia, una bella pala di altare marmorea, notevoli
sculture di scuola gaginesca e un ricco 'Tesoro del Santo'.
San
Giuseppe
In
Piazza Pola, la Chiesa di San Giuseppe
presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di S. Giorgio,
ed è per questo attribuita al Gagliardi. Nell'interno, di forma
ellittica, si può vedere ancora la semplice facciata ornata da un bel
portale con stemma dell'ordine conventuale e un piccolo barocco campanile
a vela. Nell'interno, a una navata, oltre a stucchi e qualche tela, si
conservano altre preziose opere barocche, oltre alla presenza di una bella
statua in argento di S. Giuseppe del 1600.
Sant'Antonio
Di
ritorno da Piazza Pola, e imboccata via Orfanotrofio, ci accoglie la
Chiesa di Sant'Antonio , già Santa
Maria La Nuova, con un bel portale ogivale in un fianco, residuo
dell'antica chiesa in stile gotico, e l'attuale portaletto barocco.
Nell'interno si può vedere ancora nel portale della sagrestia un altro
resto dell'antica struttura.
Villa
Comunale
Non
lontano c'è l'ingresso della Villa Comunale
o Giardino lbleo, ben curato, ampio e panoramico: dalla sua balconata
infatti si godono magnifiche vedute sia dei monti di fronte sia della
valle dell'Irminio.
Nell'interno della villa sorgono tre chiese: quella dei Cappuccini
con convento , quella di San Giacomo
e quella di San Domenico o del Rosario,
dal campanile con maioliche colorate, ma ormai cadente, con grandi linee
di frattura nella facciata.

Cappuccini
San
Giacomo
San Domenico
Poco
prima dell'ingresso sorge la Chiesa di San Giorgio Vecchio
con un bel portale in stile gotico-catalano, con nella lunetta San Giorgio
che uccide il drago, e nei due rombi laterali le aquile aragonesi. La
chiesa di San Giorgio, eretta verso la metà del secolo XIV, nel periodo
chiaramontano, doveva essere molto grande (a tre navate) e sicuramente
molto bella, a giudicare dalla sontuosità di questo portale a forte
strombatura il quale, anche se ormai quasi del tutto corroso dal tempo,
conserva una sua antica bellezza con le sculture nella dolce roccia
locale, da sembrare ricami.
Chiesa
di San Giorgio Vecchio
All'interno
del parco si innalzano le interessanti chiese di San Domenico, col
campanile in terracotta policroma, di origine trecentesca, e quella dei
Cappuccini Vecchi, caratterizzata da una semplice facciata ravvivata da
quattro paraste a capitelli corinzi che reggono un frontone neoclassico
accompagnato da due piccoli campanili. L'interno della chiesa con tetto a
capriate conserva una delle piú belle tele di Ragusa, il trittico di
Pietro Novelli (il Monrealese), rappresentante la Madonna fra gli angeli e
Santi, (uno degli apostoli é un suo ritratto).
Santa
Maria delle Scale
Poco
distante sorge la Chiesa di Santa Maria delle Scale
in via XXIV Maggio. Ricostruita dopo il terremoto, ha avuto salvi il
portale, un bel pulpito gotico e il campanile. All'interno degni di nota
sono gli archi di tipo gotico e rinascimentale e un'immagine
cinquecentesca della Vergine, opera in terracotta della scuola del Gagini.
Dal terrazzo antistante la chiesa si dipartono le scale (circa 250
gradini), che, a rampe, ci portano a Ragusa lbla.
Santa
Maria dell'Idria
Qui,
nell'antico nucleo cittadino, si incontra la settecentesca Chiesa di Santa
Maria dell'Idria. La chiesa fu costruita per
l'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1639, quando ebbero a lbla una
commenda dell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Sulla porta si nota
ancora la croce dell'ordine maltese. L'interno é fastoso, con sontuose
decorazioni agli altari, diversi l'uno dall'altro. Alla sinistra della
chiesa si erge un campanile che, oltre alla cella campanaria, sorregge una
balaustra, che circonda un cupolino, la cui base ottagonale é rivestita
da formelle policrome di Caltagirone, decorate con vasi e fiori.
Poco
lontano si trovano Palazzo Cosentini e
Palazzo Bertini . Il primo é una tipica costruzione del barocco siciliano
del '700.
Probabilmente questo é il piú caratteristico di quei palazzi, con
eleganti balconi, sorretti da ornatissimi mensoloni con una serie di
personaggi e un repertorio di animali, mostri, belve, facce orribili e
fantastiche, che sono appunto una caratteristica del barocco. Palazzo
Bertini, realizzato dalla famiglia Florida verso la fine del '700, fu poi
comprato dai Bertini, dai quali prese il nome. La caratteristica di questa
costruzione sono tre mascheroni, impostati nella chiave di volta delle
finestre. I tre mascheroni sono stati oggetto di interpretazioni diverse,
ma quella che viene piú comunemente accettata é quella dei "tre
potenti". Il primo mascherone rappresenterebbe il povero deforme,
che, con la lingua di fuori, con alcuni denti mancanti e col naso enorme,
ha l'espressione di colui che, non possedendo niente, non può essere
privato di nulla. All'altra estremità sarebbe rappresentato il
commerciante con turbante, con i baffi ben curati e con l'aspetto
tranquillo, simbolo di colui che ha tutto e che tutto può grazie al suo
denaro. La figura centrale rappresenta un nobile signore, con sguardo
fermo e sicuro, colui che può fare ogni cosa, e rappresenta quindi il
potere dell'aristocrazia. Il nobile, in quanto al centro della società,
é scolpito in posizione frontale, fra povertà e ricchezza.
Cattedrale
San Giovanni
Un
altro edificio che merita di essere visitato é la Cattedrale di San
Giovanni che si trova nella piazza omonima.
La chiesa, costruita tra il 1706 e il 1760, presenta una bella facciata
barocca riccamente decorata, un imponente portale e un campanile a
cuspide. Da vedere, all'interno, le pregiate decorazioni in stucco delle
cappelle ottocentesche. Sul retro della chiesa si trova la Casa Canonica,
bell'edificio barocco alleggerito da diverse finestre balconate.
Piazza del Carmine
Prendendo
il corso Italia, sulla destra della cattedrale, e deviando per via Scuola,
si arriva in piazza del Carmine con il
Santuario di origine settecentesca ma di piú recente ricostruzione.
Imboccando
via del Mercato, deviando a destra per via XI Febbraio e poi a sinistra
per via Di Stefano, ci si ritrova in piazza del Duomo. Accanto alle
pompose basiliche, la città ospita il Museo Archeologico lbleo
in via Natalelli, allestito al piano terreno dell'Hotel Mediterraneo, che
conserva i reperti archeologici degli scavi compiuti nella provincia
ragusana. Sono catalogati topograficamente e cronologicamente a partire
dal neolitico e divisi in sezioni. La prima sezione raccoglie le
testimonianze del Neolitico fino all'Età del Bronzo (cultura di
Castelluccio). La seconda é dedicata esclusivamente ai ritrovamenti di
Camarina: corredi di necropoli, modellini della città e ceramiche
ellenistiche e romane. La terza sezione ospita numerose testimonianze dei
primi insediamenti siculi: di particolare interesse é la documentazione
relativa al centro di Monte Casasia e delle necropoli di Castiglione e di
Ragusa lbla. La quarta sezione raccoglie documenti relativi ai centri di
età ellenistica, in particolare agli scavi di Scornavacche, e la
ricostruzione con materiali originali della bottega di un ceramista. La
quinta sezione ospita materiali di età romana e tardoromana con una ricca
documentazione proveniente dai centri di Caucana e di S.Croce Camarina,
dove sono stati rinvenuti bei mosaici pavimentali appartenenti a una
chiesa paleocristiana.
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