L'Isola: Stromboli
si distingue per la sua forma quasi geometrica con il cono del vulcano
con la punta arrotondata, da questa particolarità venne
chiamata Strongyle (rotonda) dai greci. La particolarità di
quest'isole è quella di essere in continua
attività eruttiva con vere e proprie attività
esplosive.
La
storia di quest'isola possiamo distinguerla in due fasi legate
all'attività eruttiva: la prima, la più antica,
è caratterizzata da emissioni di materiali piroclastici e
colate di lava che hanno dato vita alla parte orintale dell'isola; la
seconda ha invece generato la parte rimanente. L'isolotto di
Strombolicchio si è formato durante la prima fase, mentre
Vigna Vecchia e il timpone del Fuoco durante la seconda. La morfologia
dell'isola naturalmente è molto impervia e quindi sono rare
le zone pianeggianti, più che altro sono terrazzi marini
emersi su cui si sono insediati gli abitati di San Vincenzo e San
Bartolo a Nord e Ginostra a Sud.
Anche
a Strmboli troviamo la tipica macchia mediterranea, importante
è il Citiso Eolico, una varietà in estinzione
all'inizio del secolo che sta recuperando terreno, e la ginestra
eferoide.
Stromboli
venne abitata sin dall'antichità, da alcuni scavi si deduce
che i primi insediamenti possono risalireal Neolitico superiore (3.000
a.C.), sono stati trovati anche i resti di alcune capanne di un grande
villaggio della prima età del Bronzo; troviamo tracce di
insediamentidella facies culturale di Piano Conte anche alla Serra
Faredda; tombe del IV sec. a.C. a Ficogrande e del terzo millennio a
San Vincenzo (queste di età romana). Persino sul timpone di
Ginostra si è identificato un insediamento risalente alla
facies del Piano Quartara (terzo millennio a.C.). Tutto ciò
che è venuto alla luce durante gli scavi è
custodito al Museo di Lipari.
Sbarcati
a Scari troviamo una comoda strada asfaltata che porta a
Piscità, passa prima da Punta Lena (qui si può
scorgere in lontananza un vecchio mulino a vapore) e da Ficogrande.
Fino
alla fine del secolo scorso Stromboli era un importante nodo
commerciale marittimo, commerciava con la Sardegna, Napoli, la Puglia,
Genova e la Spagna, esportava vino e importava frumento, e aveva il suo
centro marino, sede della marineria a Ficogande e vantava numerosi
velieri di grossa stazza. In seguito la tecnologia e la concorrenza di
navi più veloci e più capienti e la costruzione
della linea ferroviaria diedero una svolta ai commerci navali
motorizzati facendo scomparire il commercio con mezzi a vela.
L'isola di Stromboli dalla parte del mare è ricca di canneti e fichidindia mentre l'interno di vigneti e palme.
Da
Scari vi è anche un'altra strada che porta sempre a
Piscità, ma passando dall'interno attraverso San Vincenzo e
San Bartolo, frazioni molto simili con l'abitato concentrato attorno
alle rispettive chiese dedicate ai santi. Su questa stradina prima
della chiesa di San Vincenzo viè un sentiero che porta al
Vecchio Seminario e dalla piazzetta davanti alla chiesa si
può ammirare la piana di Punta Lena. Proseguendo verso San
Bartolo si nota come le colture comincino a scomparire dopo i 100 m.
s.l.m. a causa del Vulcano, difatti troviamo solo vigneti
Il Vulcano: I
vulcani dell' arcipelago eoliano e quindi anche lo Stromboli
costituiscono le cime di un sistema di rilievi sottomarini che si
innalzano da fondali profondi fino a 3000 metri. Secondo le ipotesi
più recenti essi si sarebbero sviluppati a causa di un
fenomeno di subduzione della placca continentale africana a quella
euroasiatica che ha portato alla formazione della catena appenninica
calabrese. E' provato che nelle zone di compressione, laddove si
originano nuove catene montuose, le attività vulcaniche sono
piuttosto intense a causa della notevole produzione di magma.
Lo
Stromboli é costituito da varie unità
morfologiche: l' antico strato-vulcano (Paleostromboli) costituito
dalla Serra Vàncori (924 m) a sud e sudest e dalla Cima (918
m); l' attuale cratere (Neostromboli) con cinque bocche attive; il neck
di Strombolicchio (57 m).
Gli
studiosi hanno individuato due cicli di attività: nel
più antico, alla fine del Würm, tra 40.000 e 12.000
anni fa, si formò lo strato-vulcano di Vàncori e
successivamente, la Cima più a nord (Paleostromboli). Nella
stessa epoca da un' eruzione laterale ebbe origine anche
Strombolicchio. Nel secondo ciclo, risalente all' inizio del periodo
postglaciale, la porzione nordoccidentale del Paleostromboli
sprofondò negli abissi, sostituita presto da un altro
vulcano (Neostromboli) appoggiatosi sui resti del precedente.
A
questa formazione appartiene il cratere attualmente attivo del vulcano
(la Fossa). I due terzi del perimetro attuale dell' isola sono
costituiti da ciò che resta del cono vulcanico del
Paleostromboli. Dopo millenni, anche la parte nordoccidentale del
Neostromboli è sprofondata e, conseguentemente, il cratere
si è venuto a trovare sul margine dello scendimento,
formando il piano inclinato della Sciara del Fuoco. Al livello del mare
essa è lunga circa un chilometro. La Sciara prosegue sotto
il livello del mare, fino a una profondità di almeno 500
metri.
Lo
Stromboli è un classico esempio di vulcano a strato, di
forma conica e con pendenze accentuate. Rientrano in questa tipologia i
vulcani nei quali si ha un' alternanza di colate laviche e di
esplosioni con emissione di materiali incoerenti (pomici, lapilli,
ceneri, ecc.).
Ginostra
:
Si
può raggiungere facilmente da Scari con una piccola
imbarcazione o con le navi di linea. Vi è anche un sentiero
che lo collega a Scari ma si sconsigli a causa delle slavine pietrose
che si possono incontrare attraversando le numerose sciare. Partendo
quindi da Scari e superata la Punta Lena si risale fino allo scalo
Petruso nascosto tra gli scogli e del tutto naturale, a cui si
può accedere una imbarcazione alla volta, al suo interno
trovano alloggio solo dieci imbarcazioni. Giunti a Ginostra seguendo i
gradini si accede alla chiesa di S.Vincenzo e alla zona abitata che ha
la forma di un anfiteatro. inutile dire che il panorama da Ginostra
è di eccezionale impatto visivo.
Escursioni sul Vulcano:
Per l'escursione sul Vulcano è consigliabile affidarsi ad una guida informandosi presso la Pro Loco di Ficogrande. Questa
escursione è di forte impatto suggestivo soprattutto se fatta di
notte, sono necessarie almeno tre ore per raggiungere la vetta. Si
diparte da San Bartolo un sentiero che sale verso il Vulcano tra la
tipica macchia mediterranea, fino a giungere ad un bivio. Da qui si
può proseguire verso labronzo che si può considerare il
punto migliore per osservare la scuiara del Fuoco e le più
eclatanti esplosioni, oppure proseguire dalla parte opposta verso
l'ascesa a tornanti e notevolmente ripida al Vulcano. Da qui possiamo
osservare gli abitati di San vincenzo, San Bartolo, Strombolicchio e la
sciara del Fuoco, proseguendo si comincia a sentire il tipico boato e a
vedere le esplosioni più imponenti.
Man mano che si sale la vegetazione diviene sempre più rada e la
salita faticosa. Il terreno è molto arido, sabbioso, roccioso.
Si possono anche sentire gli odori dei gas emessi dalle fumarole
attorno alla caldera. Si arriva al pizzo sopra la Fossa. Lo spettacolo
è di incomparabile bellezza, quasi lunare, si ritorna con la
mente allo stato primordiale del nostro pianeta e lla formazione delle
stesse isole emergendo dal mare. Più in basso si scorge il
terrazzo con l'apparato eruttivo della Fossa e i fili di Baraona.
L'attività del vulcano si manifesta con numerose esplosioni ogni
ora, le quali lanciano gran quantità di materiale incandescente
e magma che scivola a valle molto lentamente; tra un'esplosione e
l'altra si sente il ribollio della lava.
Strombolicchio:
Costeggiando
l'isola in barca non si può escludere Strombolicchio. Si
trova a circa un chilometro dalla costa e terminava con irte gugklie
poi spianate per costruirvi un Faro. Una scala molto ripida porta fino
alla spianata. Da qui si possono osservare le altre isole, la Sicilia e
la Calabria. Di notevole interesse sono i fondali ricchi di corallo,
attinie tra le quali la rara attinia equina.
L'Isola da Terra: Partendo
dal molo di Scari ci si può dedicare ad una prima
perlustrazione delle stradine e dei vicoli di S. Bartolo, patrono
dell'isola.
A piedi o a bordo di caratteristiche "moto ape" (i taxi dell'isola) si
possono raggiungere le altre piccole borgate di S. Vincenzo e
Piscità, sparse lungo la costa nord orientale dell'isola. Di
fronte allo scalo di Ficogrande, a circa un miglio dalla costa, si erge
maestoso (dalla forma di un castello medioevale) l'isolotto di
Strombolicchio. Distante dal litorale 1600 metri, di fronte a Punta
Lena, emerge alto 43 metri con in cima un faro. Quanto appare
è il resto di un piccolo cono di un'eruzione laterale. Il
vento e i sismi hanno poi plasmato questo castello di lava brunita. Ai
più avventurosi consigliamo l'ascensione al cratere
(è opportuno farsi accompagnare da una guida locale)*.
L'escursione richiede 3/4 ore e termina ad oltre 900 metri di quota dal
livello del mare. La terrazza dell'Osservatorio Punta Labronzo
costituisce una postazione strategica per assistere, da lontano, alle
esplosioni del vulcano.
Nella parte orientale dell'isola (coperta da un manto verde) spiccano
le tipiche casette bianche; alcune, disposte lungo spiagge nere come
l'ebano o presso scogli lavici, offrono strani contrasti di tinte.
Altre case sono appollaiate attorno alle chiese o si celano tra gli
uliveti. Altre infine si inerpicano sulle pendici scoscese del monte;
oggi sono per lo più diroccate ma un tempo offrivano asilo
agli stromboliani, che in esse si rifugiavano per sfuggire alle
scorrerie notturne dei pirati saraceni.
L'Isola dal Mare:Partendo da Scari, il giro in barca dell'isola offre la vista della splendida spiaggia nera di Ficogrande.
Questa
spiaggia, come pure quella di Scari, fino alla I guerra mondiale
ospitava grossi velieri che rendevano la marina mercantile di Stromboli
la più importante dell'arcipelago eoliano. Al termine del
lato nord dell'isola, doppiata Punta Labronzo, appare la "Sciara del
Fuoco", la grande conca nera in cui si riversano da secoli le colate
laviche del vulcano. Da questo punto, di notte, si assiste allo
spettacolo dello Stromboli in attività: le colate sembrano
torrenti di fuoco, mentre le tenebre vengono fugate dai fasci luminosi
delle scorie infuocate. Spesso il cratere lancia massi incandescenti,
di proporzioni smisurate, che si aprono a ventaglio lasciando piovere
una miriade di scorie simili a pioggia di meteoriti. Proseguendo, si
giunge nel piccolo e pittoresco borgo di Ginostra. Il paesino si adagia
in un vasto anfiteatro con le sue casette dominanti precipizi rocciosi
e situate tra i fichi d'india e gli oliveti, che ammantano tutta la
zona. Dopo Ginostra, si susseguono costoni di roccia alternati da frane
di massi e canaloni sabbiosi. Da qui, si ritorna alla spiaggia nera di
Scari.